giovedì, gennaio 18, 2007

Under construction

Mi libero..

Per qualche motivo ho deciso di cambiare, di rivivere il mio blog in una nuova dimensione.

questo è il nuovo indirizzo: http://www.troppotardidue.splinder.com

rimango io inevitabilmente, rimangono i miei pensieri e la mia vita. cambia solo il luogo dove quella vita, quei pensieri e quella me si raccontano.

under construction.

mercoledì, gennaio 03, 2007

L'illusione di cambiare


Camminava assorto. Era una di quelle giornate che adorava, con il cielo basso che sembrava quasi potesse essere toccato, o almeno sfiorato. Il freddo pungente che gli colorava il naso di rosso, trasformandolo in un clown. Non che si sentisse qualcosa di diverso. E l’odore, l’odore della notte nonostante fosse giorno, che gli ricordava la sua infanzia.
Non che ne avesse ricordi particolarmente precisi, ma una sensazione di benessere malinconico lo coglieva sempre quando riaffiorava il pensiero. E anche oggi si lasciava penetrare da quella sensazione.
In fondo la malinconia era il suo mood preferito, nonostante quello che pensassero gli altri non avrebbe mai potuto pensarsi in vesti diverse da quelle che essa gli offriva giornalmente.
Era la sua vita, non straordinaria, né particolarmente lodevole, ma di certo malinconica.
Pensò che era proprio il giorno giusto. Il giorno giusto per trovare coraggio. Magari qualche giornale lo avrebbe scritto. Si rese conto che stava fantasticando, a chi sarebbe interessata la sua storia? Non era famoso, non aveva un conto a tanti zeri, e oltre a sentirsi un granello di sabbia sapeva fare poco e niente. Si, a nessuno sarebbe interessata.
Non riusciva neppure a ricordarla nei dettagli la sua storia, come era arrivato fino a quel giorno? Dov’è che aveva perso le speranze di cambiare qualcosa? Si domandava, mentre il passo deciso lo conduceva nel posto dove finalmente avrebbe dato un senso alle sue giornate.
Sorrideva. Si, era pronto.
Non era passato giorno senza che si fosse sentito un essere mediocre, inadatto al quieto vivere e alla pazienza, eppure non ce l’aveva con se stesso. Come avrebbe potuto? Da sempre sentiva di appartenere ad un’altra categoria, diversa dagli essere umani di tutti i giorni, quelli che amano la televisione, i discorsi poco impegnati o quelli impegnati ma di facciata, lo svago fine a se stesso, le giornate piene di sole. Non li condannava, credeva di avere la dote della tolleranza, manifestata accettando ogni tipologia di vita differente alla sua. Ma sentiva profondamente di essere fuori posto.
Ogni tanto aveva provato a fingere vestendo i panni di qualcuno o qualcosa di diverso da quello che in realtà era, ma il risultato era stato disastroso. Non ultima una storia d’amore con una ragazza gentile e dolce, aveva promesso a se stesso che sarebbe stato il suo biglietto per raggiungere la vita di tutti. Solo per questo aveva accettato di sposarla, credeva bastasse il paterno affetto nei confronti della dolce e gentile ragazza, ma a nascere tondi non si muore quadrati. Ora lo sapeva bene. Forse le spezzò il cuore quando non si presentò all’altare senza neppure avvisarla, non ne era sicuro. Cambiò semplicemente città. Nessuno o quasi avrebbe pianto la sua assenza.
Era arrivato.
Poteva ammirare il paesaggio di sempre, la casetta piccola e buia che avrebbe voluto acquistare, il fiume gelido che scorreva sotto il ponte e la folta vegetazione che con i colori dell’autunno circondava tutto. Sin dalla prima volta che per caso era capitato in quel posto se ne era innamorato, da allora, quando aveva voglia di uscire di casa, era l’unico luogo dove sentiva di poter andare. Proprio lì gli venne in mente di risolvere tutti i suoi problemi, e solo lì sentiva di poterlo fare.
Aveva in tasca il veleno. Pensava che anche il modo che aveva scelto per uccidersi fosse anacronistico, ma non aveva molta importanza. L’unica cosa importante era che fosse pronto. Aveva pensato a tutto, anche alla musica. Aveva con sé il suo immancabile lettore mp3, sarebbe morto con lui nell’acqua dove si sarebbe gettato un istante dopo aver bevuto il veleno.
Sorrideva, mancava poco.
Aveva scelto musica classica come colonna sonora, ed in particolare Al di là del vetro la sua preferita per sparire. Fu in quel momento, mentre le note di Al di là del vetro inondavano il suo cervello, che decise di guardare giù, di guardare l’acqua che tanto amava, l’acqua che lo aveva fatto sentire padrone del mondo bracciata dopo bracciata verso l’infinito, ed una sensazione di paura lo avvolse.
Aveva paura di morire. Nonostante la giornata fosse perfetta, nonostante il naso da clown, nonostante tutti gli errori, nonostante il suo disagio, nonostante la fatica di vivere, aveva paura di morire.
Inconcludente. Ancora una volta.
Lacrime opprimenti gli inondarono il volto, voleva vivere, rivedere ancora mille volte quel posto e sentirsi a casa, rimanere chiuso in camera ad ascoltare la musica che riempiva di note la stanza solo per lui, cibarsi di arte e di cultura. Che importava se questa non era vita convenzionale?
Era la sua vita, non straordinaria, né particolarmente lodevole, ma di certo sua.
E così si allontanò, si rimise a camminare nella stessa direzione da cui era venuto ma nel verso opposto. Nuovamente assorto nei suoi pensieri e nella sua musica.
Non c’era quasi mai nessuno in quei luoghi, e a quell ’ora era davvero improbabile incrociare anima viva. Ma la vita non fa sconti e il destino a volte non accetta pentimenti.
Lo vide all’ultimo, quando era impossibilitato a qualunque movimento, non gli diede neppure il tempo di mettere a fuoco l’immagine. Il camion lo travolse in un attimo.

- Non voglio morire - farfugliò, ma nessuno potè sentirlo.

L’indomani i giornali raccontavano di un ragazzo pieno di vita morto a causa di un incidente stradale con gli auricolari nelle orecchie ascoltando Al di là del vetro. A qualcuno interessò la sua storia.

domenica, dicembre 31, 2006

Stai serena

avrei voluto strapparti parole, avrei voluto mortificare i nostri silenzi, urlare, abbracciarti forte, dirti che andrà tutto bene, che non è ottimismo, solo speranza.

Avrei voluto vederti piangere e piangere con te.

Perchè con te mi sento sempre in colpa. Granello di sabbia. C'era emozione nel riconoscerti. C'era dispiacere nel sentirsi estranea.

" Sono indipendente"
"No, sei sola"
"Si, sono sola".

Ridi. E mi dispiace.

Perchè so che meriti di più, molto di più. Io so che dietro quella maschera, quel muro, quella barriera della quale ti vanti c'è una Persona. Mi meraviglio tu non riesca a vederla. Meriteresti di vederla.

"Ho ripreso pianoforte, sono ritornata sui miei passi"
"Mi fa piacere".

Vorrei chiederti di farmi ascoltare qualcosa uno di questi giorni. Ma non lo farò.

"Usi sempre lo stesso profumo"
"Pensavo ti riferissi al linguaggio. Si, uso sempre lo stesso profumo e lo stesso linguaggio".

Mi chiedo cosa ti sia mancato. Mi chiedo se in qualche modo, in qualunque modo, ora possa aiutarti. Provo a mentirti sulla vita. C'è altro. Provo a mentirti, ma so che non ti farai abbindolare dalle mie parole.

Ogni tanto sorridi. Sorrido incerta.

Vorrei non ci fosse nessuno intorno a noi.

Vorrei salvarti. Fantastico animo da crocerossina. Non mi abbandona mai.

Mi chiedo,ogni volta che penso a te, se standoti vicina quando era tempo di farlo sarebbe andata diversamente. Continuo a sentirmi in colpa, ogni fottuta volta che penso a te.

Non chiedermi di guardare i tuoi occhi. Mi accoltellano. Perchè non c'entro niente eppure ho sempre pensato sia colpa mia. E vorrei parlare, conto molte persone con le quali ho svariati conti in sospeso nella stanza eppure catturi il mio pensiero.

"mi sento a disagio. temo una crisi di panico. voglio andare via."
........ senza parole. vorrei solo prenderti per mano e accompagnarti fuori, ma non lo farò.
chissà poi perchè.

quanti anni sono passati? quanta vita vissuta nel frattanto? quante parole dette? quanti sorrisi donati? eppure, continuo a sentirmi in colpa. fuck.

mi saluti.
potrei decidere di fare qualcosa di diverso piuttosto che rimanere imbambolata attaccata al primo oggetto solido che trovo nelle vicinanze. mi dispiace e non te lo dirò mai.

ti vedo andare via. quasi afferro un tuo braccio, maldestra: "stai serena, provaci almeno.".
Sorridi, rassegnata. gli altri mi guardano perplessi. mi volto e cambio direzione.

Il mio fottuto stai serena. mi rimbomba nella testa. fanculo, stai serena?. ma davvero fanculo.

non cambierò mai, ma spero di rivederti.

"scrivimi se ti va.."
"ci penserò".

So che non lo farai.

sabato, dicembre 23, 2006

Apolide

mi guardo attorno, vago con la mente nei posti frequentati da bambina, ritrovo immagini che ho creduto dimenticate, sento il desiderio di riappropriarmene, di farle mie ancora una volta per ritrovare odori, sapori, sensazioni già vissute.

la mia città, la mia città.


odio la mia città.


odio la mia prigione, trovo salvezza solo tra le quattro mura da sempre confortevoli, le mie mura, bianche mai spigolose, sempre pronte ad accogliermi con calore; non importa per quanto tempo sia stata lontana.


esco, devo. mi pento, basta un attimo.


intorno a me è solo sensazione di disagio, niente mi commuove, tutto mi irrita, e non importa che sia natale, non dimenticherò il cappio che ho al collo mentre mi muovo.


so che è carina cosenza. oggettivamente carina. ma io non voglio rimanere qui. voglio solo andare via. perchè non ce la faccio più. è tutto già scritto qui. è tutto fottutamente manovrato. ed io mi vergogno, mi vergogno per loro e provo pena per me. non nel senso benevolo del termine, pena perchè sento disagio ma non riesco a muovere un dito. pena perchè fuggirò come tanti hanno fatto prima di me. pena perchè parlo ma non cerco di far cambiare. pena perchè guardo tutti entrare nella giostra ed io non ne tiro fuori neppure uno.


delusioni, una dopo l'altra.


solo perchè non si riesce a vivere senza prevalere.


disgustata. manierismo o banalità. scegli. coerenza o incantatori. scegli.


vorrei alzarmi la mattina e respirare aria di casa, vorrei sentirmi cittadina della mia città, vorrei sperare di poter rimanere, vorrei sentirmi parte della mia realtà adolescenziale. si, lo vorrei. ma non ci riesco. non respiro qui. non respiro.


la mia città, la mia città.


no. io non ho nulla della mia città. e sono orgogliosa di non avere nulla della mia città.


eppure è la mia città, perchè ci sono nata. e solo perchè ci sono nata.



"per quanto io pensi che tu sia intelligente, non
punterei mai su di te"


"perchè?"


"perchè sei troppo idealista. il mondo è altro, il mondo è questo".


questo non è il mio mondo. lo sto ancora cercando il mio e non escludo che sia impossibilitata a trovarlo. ma preferisco essere e vivere da apolide, piuttosto che essere e vivere senza me.


Etichette: ,

martedì, dicembre 12, 2006

..I AMsterdam?..

"Che posto romantico" anime incaute definiscono così l'inizio di quel vicolo così significativo per chi vive Amsterdam.

Il posto dove la depravazione si mescola con la legalizzazione, tendendo a coincidervi, è in fondo un posto romantico. Saranno le luci rosse.

Cammino sul canale e le vedo, l'oggetto del desiderio di migliaia di uomini, non solo dei turisti ma soprattutto degli abitanti del loco, che frequentano assiduamente il lunedì mattina. Dentro le loro gabbie/cabine pronte a far felici i passanti.

Cerco disperazione. Cerco frustrazione. Cerco sofferenza.

Scruto nei loro occhi, il mio è uno sguardo insistente. Cerco, affondo, confondo.

Ma non trovo nulla di ciò che sto cercando.

Nessuna disperazione. Nessuna frustrazione. Nessuna sofferenza.

E' solo un lavoro, uno come altri. Vendi te stessa, diventi denaro, diventi oggetto di scambio, diventi insensibile al fascino maschile, eppure desideri essere desiderata.

Intravedo noia negli occhi di alcune, nessuno ancora ha accettato le loro condizioni e la notte non tarda ad arrivare.

Accanto alla loro noia, cresce in me una sensazione di disagio, i sexy shop urlano parole incomprensibili e immagini ripetitive, il nudo come eccesso, il nudo come volgarità, rosso, tutto rosso, il rosso non è il colore dell'amore? le cabine si moltiplicano, le gabbie si popolano, le tende si chiudono.

affretto il passo, qualcuno mi offre della cocaina, ma la sua voce è lontana e il suo corpo innaturale.

e poi cabine, gabbie, cabine, gabbie.

esce qualcuno da una gabbia, saluta gli amici e riceve pacche sulle spalle. Ride soddisfatto, sembra felice. Penso che la felicità sia la sensazione maggiormente soggettiva, mi chiedo cosa possa rendermi felice. La risposta è scontata: sono difficilmente elencabili le cose che mi rendono felice, mi chiedo perchè non mi abbiano dato la possibilità di essere felice per una visita in una gabbia.

e' un dono o una condanna?

sorrido. quante "seghe" mentali. rido. nel quartiere a luci rosse mi concedo migliaia di seghe mentali.

continuo a camminare, il passo è più spedito. immersa nei pensieri mi ritrovo davanti babbo natale che dispensa consigli a bambini allegri.

anche lui è rosso. anche il suo è un lavoro, un lavoro come altri.

domenica, novembre 26, 2006

I tuoi demoni, la mia vita, la sua mancanza

e certe volte ho solo voglia di piangere, di farmi rigare il viso da lacrime silenziose, dolcemente, senza strepiti, io e loro.

corre il giorno, quanta vita ruba, e forse ci sarà domani ma di certo non ci sarà più ieri.

nascondersi per non confondersi.

sentimi.

colorami.

vieni.

fragili esseri imbalsamati in esistenze sconnesse. continuiamo a chiamarla vita.

testa sul tavolo, occhi persi, non ho il coraggio di guardarmi allo specchio. che giorno è oggi? non di certo quello della verità. un giorno come gli altri allora.

ci sono discese in bicicletta sì ripide da necessitare l'assenza di uso delle mani, mani al cielo, cuore in gola e occhi chiusi. freddo pungente. mi sento.

che giorno è domani?

tutto parte dall'anima, dal cuore, se lo hai non puoi lasciarlo in cantina. e'ancora vita rubata, vita fottuta, ma forse è vita.

corsa. bicicletta. sparire. vita. occhi. chiusi. cadere. volare. farsi male. rialzarsi o morire.

spendiamo l'intera esistenza ad agire correttamente e poi dietro l'angolo c'è solo l'errore più grande. e lo farai.

il passato pesa come un macigno. ma devi ridere, non è concesso essere tristi.

arriverà domani, che giorno è domani?

domenica, novembre 12, 2006

Sono solo occhi

Sono solo occhi,
spenti, tristi, solitari, profondi
sono solo occhi di chi vive.

Sono solo occhi,
eccoli lì ridenti, in preda alla smania di sentire,
ingenui.

Sono solo occhi,
e fanno paura.

sabato, novembre 11, 2006

Fanculo Montecarlo




Round here we're carving out our names
Round here we all look the same
Round here we talk just like lions
But we sacrifice like lambs
Round here she's slipping through my hands

She says its only in my head
She says shhh I know its only in my head
But the girl on car in the parking lot says
man you should try to take a shot
Cant you see my walls are crumbling?
Then she looks up at the building
and says shes thinking of jumping
She says she's tired of life
everybody is tired of something.
Round here shes always on my mind
Round here hey man got lots of time
Round here were never sent to bed early
And nobody makes us wait
Round here we stay up very, very, very, very late
I cant see nothing, nothing round here
Catch me if I'm falling
Will you catch me if I'm falling
Will you catch me cause I'm falling down on you
I said I'm under the gun around here
I'm innocent I'm under the gun around here
And I can't see nothing
Nothing round here.
no, non è una serata in cui sono orgogliosa di avere il nome che porto, la faccia che tocco, gli occhi che osservo attraverso uno specchio. quello specchio lo spaccherei in mille pezzi solo per non vedermici più riflessa.
era tanto che non mi sentivo così, forse oggi è il giorno purificazione. il giorno che mi fa ricordare che per quanto ci possa provare io sono solo un fottuto essere limitato incapace di essere ciò che gli altri vorrebbero io fossi.
I'm what I'm e non è mai abbastanza.
Ho solo voglia di chiudere gli occhi e di sentire lacrime scorrere aspettando domani, con round here nelle orecchie e quell'idea di sentirsi lentamente sprofondare.
chissà poi perchè.
Everybody is tired of something.
Io non so se ce la faccio a credere in ciò che non c'è. dov'è? dov'è? cos'è?
non è mai, è sempre.
e gli altri cosa sono? comparse? o forse protagonisti?
buonanotte, fottuta notte senza te.

mercoledì, novembre 08, 2006

Io e Te



Image Hosting | Video Hosting | Myspace Games


ora che il mio cuore trova pace, ora che il mio cuore si addormenta appagato, consapevole che domani ci sarà un motivo per scendere dal letto tutto ha colori nuovi, mille sfumature che mi ricordano perchè anche quando la barca è lì lì per affondare si fa di tutto per rimanere in superficie, per non affogare.

perchè si combatte sempre per sentirsi a casa, per trovare quel porto sicuro che il più delle volte manca, e quando arriva, forse non è il pezzo che completerà il puzzle ma è ciò che non ti fa più desiderare di completare quel puzzle.

ora ho solo voglia di respirare a pieni polmoni, con il vento in faccia, con quella sensazione bizzarra di non doversi più occupare solo di se stessi.

e le domande che accompagnano questa sensazione hanno tutte un minimo comune denominatore: paura, paura di non essere abbastanza, di non essere capaci a guardare oltre se stessi, paura di perdersi, paura di non essere capaci a perdonare.

ed è ancora una volta costante equilibrio precario.

eppure ti prego tienimi con te.

perchè sono i tuoi occhi a regalarmi la sensazione di non essere sola, non oggi, non come ieri, e fosse per me neanche domani.

sensazione di pienezza: tienimi con te.

e sarà solo in salita, ma non è forse dalle montagne più alte che si ha la migliore visuale?

credendoci. con tutta me stessa.

se hai bisogno di me sai dove trovarmi. oggi, domani e per sempre. questa è l'unica certezza, e non è abbastanza ma è l'unico modo che conosco per dirti che ti voglio bene, profondamente.

venerdì, novembre 03, 2006

..Replay..

giovedì, ottobre 26, 2006

The butterfly effect: vrai ou faux?

It has been said that something as

small as the flutter of a butterfly's

wing can ultimately cause a typhoon

halfway around the world.

- Chaos Theory

lunedì, ottobre 23, 2006

..In the mood for love..

It is a restless moment.

She has kept herhead lowered, to give him a chance to come closer.

But he could not, forlack of courage, she turns and walk away.

He remembers those vanished years.

As though looking trough a dusty window pane, the Past is something he could see but not touch.

And everything he sees is blurred and indistinct.

lunedì, ottobre 16, 2006

..2046..

quelle note, quelle note.. sono le nostre note.

oggi, domani, per sempre stringo la tua mano.

quando non capiranno, quando non capirai, quando non capirò.. è ancora la mia mano a ricordarti chi siamo.

vite straordinariamente rovinate.

il dolore più dilaniante, l'assenza più sconcertante, il rimpianto più grande.

ma hai la mia mano.

non sarà mai eppure è per sempre.

guardo il cielo, ogni tanto ha il colore dei tuoi occhi, sempre me ne regala la profondità.

martedì, ottobre 10, 2006

il milionario

perchè nessuno mi regala la felicità?

venerdì, ottobre 06, 2006

perchè è la vita...

sono qui post serata goliardica a tratti scomposta. divertente ma occupata da altri pensieri. forse da senso di colpa per essermi divertita, o almeno averci provato quando non c'è nulla da festeggiare.

mai come oggi vorrei essere là ma mi hanno imposto la permanenza perchè è la vita, dicono, perchè prima o poi capita a tutti, continuano..

mi chiedo se sono l'unica a sentire la morte come punto di non ritorno e non di arrivo. perchè tra un pò non ci sarai più e sento di non averti detto abbastanza.

rammarico profondo non conoscersi. rimpianto dilaniante non aver fatto nulla per evitarlo.

eppure oggi sono con te ed incredibilmente ti ricordo con un sorriso, forse l'unico che mi hai concesso, ed un bacio, quelli grandi e appiccicosi che amavi darci.

sono sempre stata troppo piccola per capire, per ascoltare, per pensarti con la dovuta attenzione eppure so quanto papà ti adori. ti ho vissuto attraverso i suoi racconti, mai troppi nè troppo pochi. ti ho vissuto attraverso i suoi occhi pieni di trasporto, pieni di rispetto, pieni di dolore, pieni di amarezza per la vita che se ne va e che non torna. perchè non torna. non torna mai.

continuo a pensare che dovrei essere lì, a salutarti.

ma è la vita, mi hanno detto.

sai inizio a contare i giorni di inutilità, puoi contarli con me?

granita e puzzolla.
e quelle parole dette con scarsa lucidità :" dov'è federica? statti accorta figlia bella. fai attenzione"
- sono qui nonna. perchè devo fare attenzione?-
mi hai solo stretto la mano e mi hai lasciato un profondo silenzio.

mi chiedo se sia la mancanza di lucidità a fare un uomo.

non posso regalarti che lacrime. e no, non sono abbastanza.

ti chiedo scusa, perchè non ci sono e per tutte quelle cose che sono mancate.

perchè manco sai nonna?

so che dio per te ci sarà, l'hai servito con troppo rispetto.

e forse sono ancora troppo piccola per capire.

non ci sono, perchè è la vita... mi hanno detto così.

buon viaggio, se ci sarà, altrimenti buona permanenza. spero solo non faccia male.

domani ti dedicherò una preghiera spero tu possa sentirla.

ti voglio bene ma come sempre non è abbastanza.

scusami.

venerdì, settembre 22, 2006

Non si corre qui...

si cammina e si assaporano le stagioni.. vita sospesa dentro mura dai colori mai spenti, vivi e coscienti.

qui la notte non fa paura, è solo mancanza di sole ma non è buio. e si continua a camminare, osservando.

capita a volte di sentire sapori nostrani ma è solo una piccola virgola in un discorso ben articolato. cammino, ancora.

e ci sono sorrisi, biciclette, passeggiate, risate, sembra che nulla abbia un peso sì grande da non poter essere affrontato, sembra che se eventualmente cadessi avrei comunque un braccio cui poggiarmi.

India, Costa Rica, Brasile, Palestina, Etiopia, America.. sfiorano la vita per non tornarvi più, o forse il giorno dopo sono ancora lì a guardarti con occhi diversi, sinceri, spaventati, brillanti, inorriditi, imbarazzati. occhi, occhi da guardare.

no, qui la notte non fa paura.

eppure non c'è minuto, nè secondo, nè istante che dimentichi ciò che ho lasciato, anche qui dove non si corre mai dove sono io porto anche voi.

nel cuore, nell'anima, nella testa siete miei compagni di viaggio e vi vengo a cercare. e a volte è straziante non trovarvi quando giro le spalle, quando quel tramonto, quel sole, quel colore non vorrei guardarlo che con i vostri occhi.

non siete qui ma io non ne sarei così sicura.

lunedì, settembre 18, 2006

In partenza..

ricordo ancora il colore del cielo, la sensazione di appartenenza, attaccata agli attimi, chiedendo al tempo di essere clemente.

fermati.

straziante consapevolezza di ciò che lasci la partenza.

non piango, non piango, non piango. attendo. attendo. attendo.

fermati.

non mi mollo. mi porto dietro. non sono altro, anche se è aria, non sono altro.

qualcuno ruberà i miei occhi.

chissà che domani abbia più senso di oggi.

parto.

...perdendomi..

nella realtà. soluzione mediocre.

ti perdo, perchè non sono abbastanza, perchè quello che vedi è tutto, perchè quello che non c'è posso cercarlo ma non necessariamente trovarlo, perchè non ce la faccio, perchè odiando il fallimento tendo a conseguirlo.

mi perdi. perchè divento vuota. fredda. spenta.

c'è della semplicità in questo gesto. c'è dell'amore nelle mie lacrime.

non chiedermi, sai.

non dimentico, è la mia condanna. ma mi perdo.

nella realtà.

domenica, settembre 17, 2006

Io ti chiesi

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste

Hermann Hesse

sabato, settembre 16, 2006

Promise ( Tracy Chapman)

If you wait for me then I'll come for you
Although I've traveled far
I always hold a place for you in my heart
If you think of me
If you miss me once in awhile
Then I'll return to you I'll return and fill that space in your heart

Remembering Your touch Your kiss Your warm embrace
I'll find my way back to you
If you'll be waiting

If you dream of me like I dream of you
In a place that's warm and dark
In a place where I can feel the beating of your heart

Remembering Your touch Your kiss Your warm embrace
I'll find my way back to you
If you'll be waiting

I've longed for you
and I have desired To see your face your smile
To be with you wherever you are

Remembering Your touch Your kiss Your warm embrace
I'll find my way back to you
Please say you'll be waiting

Together again It would feel so good to be In your arms
Where all my journeys end
If you can make a promise
If it's one that you can keep I vow to come for you

If you wait for me
And say you'll hold A place for me in your heart.

martedì, settembre 12, 2006

in viaggio

ed ancora una volta sola, cercandomi immersa nell'oceano. occhi chiusi, respiro mozzato eppure vivo.
riconosco il battito del mio cuore, più lento di altre volte ma c'è.
non è forse ritrovandosi che ci si rende conto di essersi persi?

sostengo la prudenza, la capacità di dire no quando è richiesto, la capacità di dire si anche quando sarebbe bastato un non lo so, e sono ancora qui. incredibilmente mi sento attaccata a questo mare di merda in cui mi ritrovo con wim compagno di viaggio. l'ennesimo. per dove non si sa.

riassumendo: ancora una volta sola e per non si sa bene dove.

questi viaggi hanno un che di esoterico e di inutile al tempo stesso, eppure compierli è vitale. noi che cerchiamo la bellezza ovunque e non l'utilità quella che piace a voi (godano docet) ci incamminiamo, corriamo, cadiamo, storditi ci rialziamo, dichiariamo la nostra capacità di vivere senza aver bisogno di nessuno e poi ci fermiamo proprio davanti a qualcuno.

disgustoso. il suo gusto era il disgusto.

è come un puzzle del quale ti manca sempre l'ultimo pezzo, e nella ricerca di quell'ultimo pezzo si alza il vento, silenzioso ma intenso, ti volti distrattamente e guardi il tuo lavoro andare a pezzi. non hai la capacità di ridere nè di piangere, è solo 'ennesimo tempo perso. poi guardi giù da un balcone e ti chiedi come possa essere volare e se solo volando potrai finalmente concludere il puzzle.

coraggioso o vile?

a volte mi manca la forza di pensare, so che il mio amore è una patologia vorrei che mi uccidesse ora.

inizio a non riuscire a procedere.

mi guardo e non mi vedo.

sono stanca. spenta. stanca. spenta.stanca. spenta. stanca. spenta. ferma.

ho bisogno di assentarmi.

mi devo volere più bene.

basta solo una telefonata

equilibri precari che vanno a farsi fottere.

tu non capirai mai ed io inizio a perdere la voglia di capire.

La cosa più bella ed al tempo stesso la più triste.

Ti dedico i miei giorni ma non so se sarò mai capace di farmi dedicare i tuoi.

Buona vita. A me e a te.

sabato, settembre 09, 2006

You are beautiful and you are alone

Mi sveglio, è presto molto presto, riesco a focalizzare l'orario ed impreco silenziosamente. Mi impongo di chiudere gli occhi ma il cuore non vuole placare le sue ire, ripenso ancora a quel "you are beautiful and you are alone". battito implacabile eppure non sto correndo, sono immobile.

Mi alzo, inutile perdere tempo, buongiorno. Sento il cervello esplodere, la tempia destra sembra decisa a ricordarmi che esiste. Mi convinco che il caffè possa sedarla.

Caffè.

Cerco di rendere la mia giornata produttiva ma l'effetto del caffè è devastante, non solo non ha sedato per un cazzo la tempia irriverente ma ha reso il mio cuore una bomba ad orologeria. Ora esplodo. In fondo sarebbe bello.

Torno a letto, non è un buongiorno.

Respiro a fatica, mi dico che non c'è nulla che vada male più di ieri, se sono resistita ieri posso resistere anche oggi. Nessuno dei miei organi sembra deciso a ricevere i miei input, vanno tutti a diverse velocità nei luoghi più disparati ma è forse il temporale nel cervello che guida il gruppo.

Baci. Partenze. Tempo. Bei vestiti. Balli. Sguardi ammiccanti. Silenzio. Musica fastidiosa. Non è la mia musica. Ancora baci. Ancora balli. Tutto ha l'aria di essere già visto. Mai vissuto. Non da me. Musica. Persone. Tante. Assenze. Poche. You are beautiful and you are alone. Silenzio.

Nessuno si accontenta mai del mio modo di amare: o è troppo, o è troppo poco.
E alla fine meravigliano i cambiamenti.

Provo a drogarmi, la dipendenza è una bestia feroce, sbiascico parole di scarso senso, sembra capirmi ugualmente, forse è per questo che si chiama droga. Mi viene da piangere, non è una novità, mi incazzo come una iena, con me stessa naturalmente. Non riesco. Non riesco. Non riesco. Se penso trovo difficile autocontrollarmi. Tutto preventivato. Questo mi uccide.

Va tutto bene, va tutto schifosamente bene.

Cerca e troverai spegniti e vedrai

per adesso ti hanno perso
Tutto quel che sai

Sopravviverai Sopravviverai Sopravviverai per te

Sto mettendo a dura prova le mie coronarie, combatto tra sentimenti e razionalità. combatto. la guerra è feroce, aspetto vittime consapevole che non ci sarà un vincitore.

venerdì, settembre 08, 2006

Sacerdotessa delle tenebre


"Un vero artista deve autodistruggersi, mi pare che io ci stia riuscendo"

"Non so bene come faccia a vivere. E' una continua lotta tra me e me. E' un dramma sentirmi come aliena a me stessa. Non ho alcun riferimento per capire chi io sia. Vivo come in un perenne esilio".

Nico

Le onde

Spiegami il senso di esistere solo quando il mondo va a dormire.

Spiegami cosa cambia quando spunta il sole.

Spiegami perchè ci DEVE essere necessariamente altro se dichiari di NON aver BISOGNO di nient'altro.

The nobodies (x 2)
www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from eccezione_necessaria. Make your own badge here.
Google
Free Web Counter
Free Web Counter